Anna Cataldi, James Nachtwey due contro tutti?

Pubblicato: 8 novembre 2008 in riflessioni di elfo
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La ”nuova” battaglia a cui è chiamato l’uomo, contro le malattie che uccidono è quella contro la tubercolosi. Si lo so, incominciamo a storcere il naso e magari ora passiamo ad altro. Non fatelo per oggi. Anch’io ho spento due volte il video che metto qui sotto. Ma l’ho voluto riaccendere e vedere fino alla fine. Perchè fa male vedere persone che stan morendo ma non pensiamo che quelle persone potremmo essere noi, finchè penseremo che la malattia che le sta uccidendo è lontana e non ci toccherà.

L’Europa sta rimuovendo il problema, come dice Anna Cataldi a Vanity Fair:

 l’AIDS è un morbo moderno e, detto tra molte virgolette, glamorous per l’impegno che catalizza nell’ambiente dello spettacolo, e la malaria una piaga esotica confinata nel Sud del mondo,

ma i numeri ci dicono che non si può ignorare l’emergenza. Nel mondo una persona su tre ha il batterio nei polmoni. Il che non vuol dire che uno su tre sia malato, ma il batterio dopo 6 ore di vita nei polmoni, rimane in quiescenza fino al comparire delle condizioni giuste come, un’altra malattia, lo stress…

Il 90% dei casi si manifesta nei paesi poveri ma è proprio lì dove le cure rimangono inadeguate che si sta sviluppando un ceppo molto resistente alle cure e che 9 volte su 10 porta alla morte in poche settimane. Nella sua forma normale la TBC è curabile in 8/9 mesi e già dal primo di cura non si è più infettivi. Tutto per 20 euro a paziente. Ma come dice la Cataldi:

è importantissimo che la malattia sia diagnosticata e le cure proseguite per il tempo necessario, diversamente si sviluppa una seconda ed una terza forma di TBC, le forme difficilmente curabili se non inattaccabili dalle terapie.

Sempre la Cataldi dice che questa è una battaglia contro un ingiustizia che si può combattere. E’ rasserenante poter dire ad un malato ”con poche medicine puoi guarire” e mobilitare la società per un risultato tangibile lo è altrettanto.

A seguire il video montato da James Nachtwey con alcuni suoi scatti fatti là dove la malattia sta uccidendo.

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