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Ieri sera ero convinto che sarebbe stata una serata da ricordo. Così è stato! Anche la natura ed il caso han deciso di seguire passo passo la musica di Anthony. Tutto era perfetto, a partire dalla  fantastica  Reggia di Venaria Reale che faceva da fondale, ai fulmini in lontanza sulla sinistra del palco fino agli aerei che ogni tanto con il loro rombare andavano in armonico con gli archi dell’orchestra!

Anthony tutte le volte entra di soppiatto, quasi timido e bussando, per poi infilarsi in qualche parte nel tuo cervello toccando corde che nessuno finora ha mai toccato. Saranno le sue melodie mai risolte, mai chiuse sempre sospese? Quelle che ti fanno dire ogni volta “cazzo, ma finisce così?”. Che poi è la vita che non è mai chiusa ma sempre in evoluzione ed Anthony sembra averlo capito bene.

Si muove strano Anthony. Si muove come un ragazzo autistico che vive nel proprio mondo, ma non tiene per se ciò che ha dentro, lo condivide alla grande! In certi momenti del concerto ci si  ritrova a guardare il palco, a sentire la musica essendo però chissà dove, svolazzante in una parte di te che non esplori spesso. Lo so, sembra esagerato ma è così, non c’è altro modo per spiegare quello che  ogni volta è ascoltare un concerto di Anthony.

Stranamente loquace(o no?), sottolinea quanto gli piaccia la location, scherza con il pubblico dicendo che gli sembra di aver davanti a se, tanti conigli in un prato. E’ signora e maschio allo stesso tempo, è reale ed irreale allo stesso modo.

L’orchestra a tratti troppo amplificata a discapito della voce, ci è sembrata molto più presente che la precedente all’Arcimboldi di Milano nel 2008. Gli archi in particolar modo. Sintonia con i musicisti che l’artista ricerca sempre, arrivando due giorni prima dell’evento, per provare e conoscersi!

Ancora una volta ringrazio chi c’è da ringraziare, per ciò che ho visto e sentito. Per la voglia di volare, scrivere e cambiare che l’esperienza di ieri mi ha messo addosso……

Io e Luda a spasso per la Bicocca aspettando Antony, peccato che le pile si siano scaricato in fretta! Azz!

Chi o che cosa sia Antony non ha importanza. Anzi se volete un consiglio non chiedetevelo proprio. Son sicuro che lui non lo vuole. Antony quando entra sul palco dell’Arcimboldi di Milano, in controluce può esser Gesù nella sua tunica drappeggiata sulla spalla sinistra, ma mi diventa una cantante di colore appena illuminato un po’ di più, nel suo vestito lungo con i capelli a boccoli sulle spalle.

Antony è maschio e femmina, la Callas e Nina Simone il pop ed il melodramma, è la drag di un tempo e l’interprete raffinato di oggi.

Questa sera il pubblico in teatro c’è e vuole esserci e lo dimostra con due fragorosi e lunghi applausi, il campionario e vario. Vedo il tipico H&M addicted come l’incravattato, il sosia dark del cantante come il Gay Bear con camicia a quadri, molti falsi o reali nerd e molti stranieri. L’età dai 25 ai 45 anni in media.

Il concerto è essenziale, non tira via nulla alla voce di Antony che è la protagonista assoluta, nemmeno l’orchestra è mai sopra le righe, sottolinea e non copre. Lui nel centro illuminato appena, spesso con controluce da dietro si muove gesticola a piedi uniti, il suo corpo è percorso da rantoli e scatti e non segue il filo logico di quel che sta cantando, le sue mani cercano immaginari oggetti da afferare. E’ come se tutta la sua voce non bastasse ad esprimere la sua sensibilità ed allora essa cerca altre vie d’uscita scombussolando i gesti. La scelta delle luci è crepuscolare, anche i maestri d’orchestra sono spesso illuminati dalle sole lampadine che rendono gli spartiti leggibili.

Canta Antony senza risparmiarsi i suoi brani più famosi e cita il pop in una versione quasi irriconoscibile di Crazy in love di Beyoncè. Stupendo!

Poco più di un ora di concerto non bastano al suo pubblico, che lo invita, lo richiede e poi lo pretende insistentemente con più di 5 se non 10 minuti di applausi, ma nulla, Antony esce sul proscenio saluta con la manina con l’espressione di chi pensa ”ma voi siete pazzi ad amarmi così tanto, ma ddaiiii” e sparisce per non tornare.

Si Antony è come il crepuscolo, quel momento in cui non è più giorno e non è ancora buio, quel momento in cui ci sentiamo impotenti davanti al tramonto del sole melanconici ma anche il momento in cui prendiamo coraggio per affrontare la notte.

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