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In memoria dei diritti umani

1 novembre 2009

Non leggete le storie di Stefano Cucchi, Mariano Bacioterracino ed Elham come se fossero brutte storie tipiche del caotico vivere di massa. Non pensate che a loro “qualcosa è andato storto”, che succede, che è sgradevole, ma la vita, adesso come nel passato, è piena di brutte sorprese.

Le vittime di questo elenco sono un giovane uomo arrestato senza ragione, un pregiudicato nella lista di esecuzione della camorra, un uomo del tutto innocente impigliato nella rete di un’odiosa burocrazia persecutoria. Sono la stessa persona, privata all’improvviso di diritti umani e civili. Quella persona siamo noi, mentre moriamo di botte, moriamo uccisi sui marciapiedi, moriamo di sciopero della fame in un campo di concentramento detto “Centro di Identificazione ed Espulsione”.

Siamo noi persino nello sdoppiamento da malattia mentale che si vede nel video del delitto di camorra: i passanti scavalcano il corpo della persona appena uccisa fingendo di non vedere. Siamo noi che diciamo per bocca del responsabile carcerario che Stefano Cucchi (faccia sfondata, schiena spezzata) “ha preferito dormire, rifiutando il ricovero in ospedale”. Siamo noi quando i medici di un grande ospedale civile vedono per due volte il marocchino Elham detenuto senza reato e senza sentenza, senza avvocati e senza tribunale. Nessun medico fa domande, nessuno ascolta, nessuno vuole sapere. Lo rimandano, un essere umano ridotto a quaranta chili dal suo ostinato sciopero della fame, nel lager di Gradisca, dove è ancora detenuto e morente, mentre io scrivo e voi leggete. Vorrei essere capito. Sto dicendo che noi, noi tutti vittime, colpevoli e testimoni siamo scesi al livello in cui si pestano a morte i detenuti, si scavalcano di fretta i cadaveri, si lascia morire di fame in perfetta indifferenza l’immigrato testardo.

Siamo la stessa gente che ammazza di botte gli omosessuali e ammazza di cavilli procedurali la legge che difende gli omosessuali in modo che questa legge non ci sia mai. Siamo noi il disperato Elham che muore nel lager costruito per punirlo di essere venuto in Italia in cerca di un Paese civile. Siamo noi il carceriere e il medico senza dignità che- per quieto vivere- lasciano morire chi cerca nella morte l’unica fuga. Siamo l’uomo abbattuto dalla camorra, con pochi gesti agili, senza concitazione. Siamo l’assassino che va via senza nascondere la pistola, siamo i passanti che non fanno caso ai cadaveri sui marciapiedi. Siamo i poliziotti che hanno massacrato il giovane Stefano Cucchi e continuano a restare ignoti. Siamo dunque allo stesso tempo il terrore e le vittime del terrore perché i nostri diritti e la nostra decenza sono precipitati in un buco nero immorale e illegale insieme a Cucchi, Bacioterracino, a Elham e ai loro assassini. Poiché ci siamo lasciati degradare fino a questo punto, non ci resta che dire un grazie riconoscente ai genitori e alla sorella di Cucchi che non hanno ceduto; ai giudici del delitto di camorra, che hanno diffuso il tremendo video, affinché tutti vedessero una scena di vita in una città italiana ai nostri giorni; a coloro che hanno fatto arrivare l’ annuncio di prossima morte dell’ immigrato Elham. Queste tre notizie servono almeno a ricordarci quanto siamo arrivati lontani dalla nostra Costituzione e dai fondamenti della Carta dei diritti dell’uomo. In Italia. Oggi.

da Il Fatto Quotidiano n°35 del 1 novembre 2009

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Sabato 16 maggio è dinuovo ora di scendere in piazza per il Pride 2009. O meglio…GAY PRIDE!

Orgogliosi di esser come siamo, orgogliosi di far capere al mondo che non siamo mostri o alieni, ma gente comune che è differente per un piccolo particolare e cioè le nostre scelte sessuali. La cosa dovrebbe in definitiva non interessare, visto che la sessualità dovrebbe far parte di una dimensione privata dell’individuo. Peccato però che se nella vita di tutti i giorni non siamo liberi di citare il fatto che si conviva con una persona del nostro stesso sesso, in automantico, il nostro gusto sessuale diventa di dominio pubblico e fonte di scandalo. Se devo giustificare il fatto che sono mano nella mano con una persona del mio stesso sesso, sono gli altri che ci stanno chiedendo cosa siamo e non noi a volerlo esplicitare. In definitiva scontiamo il problema di qualcun’altro. Fosse per noi faremo la nostra vita tale e quale quella di tante altre persone che incontri per strada! Ora, visto che ce lo chiedete:” SI! siamo gay e lesbiche va bene?…ok adesso?…Ne siamo orgogliosi!!! E vogliamo combattere per il nostro diritto a esser considerati non pericolosi”.

P.s.: “se ci andassimo come persone “normali”, “ordinarie”, con il nostro maglioncino, giacca, jeans, cappellino, zainetto, ecc., ecc,…di tutti i giorni?”

Sono convinto che le tradizioni di un paese, anche nell’era della globalizzazione, siano da salvaguardare. Penso ad un uguaglianza nella diversità! Non ha senso uniformare i gusti secondo me, così come trovo abominevole dire ad un popolo quello che è giusto o non giusto fare ma…, c’è un MA grosso come un grattacielo(rob:-P) ed è riguardo a certe usanze che mettono l’individuo in condizione di schiavitù o di perdità della propria dignità di essere umano.

Ho letto che in Thailandia esiste un grave problema riguardo le donne giraffa. Sapete quelle donne con il collo lungo lungo grazie ad una progressiva aggiunta di anelli metallici fin da quando sono bambine?

Ecco, nel 2008 loro vorrebbero anche mollare questa tradizione e visto che non gli viene concesso, magari espatriare in un paese che gli permetta di vivere una vita normale. Già…piccolo particolare, se le donne che ormai hanno gli anelli, volessero toglierli morirebbero con il collo spezzato. Infatti i muscoli che tengono la testa sono totalmente inadatti a reggerne il peso perchè ormai atrofizzati. Notizia di qualche tempo fa: sembra che il governo Thailandese impedisca all’etnia Padaung di espatriare perchè verrebbe meno un indotto che alla regione in cui le donne giraffa vivono, fa molto comodo e cioè quello dei turisti che vanno a vederle, manco fossero animali dello zoo e per cui pagano pure un biglietto.

rilancio molto volentieri un’altra vignetta dal mitico Vermi di Rogue:

“Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una rimunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale. Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.”

http://www.vermidirouge.com