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Spero ci sia ancora differenza tra normali cittadini con idee, che protestano e cercano di far sentire il proprio dissenso ed i criminali, quelli si perseguibili e manganellabili al limite! Io concentrerei l’attenzione su chi comanda i poliziotti…a quanta isterica insicurezza traspare da quei “caricate” che escon dalla sua bocca! Questa gente dovrebbe essere quella che noi paghiamo per proteggerci?

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Il mondo ha paura di noi.

Ed ha ragione!…siamo falsi, siamo dei bambini bugiardi mal cresciuti. Il tradimento è cosa facile per noi. Per qualsiasi motivo noi gay tradiamo. Per una cintura di D&G o per seguire il cazzo.

Ci giustifichiamo, diciamo che è perchè siamo liberi, che seguiamo i nostri istinti. Ma non è così. Siamo degli stronzi pieni di paranoie che non si accettano come persone normali e non vogliamo essere accettati come tali. Appena la normalità ci avvicina noi scappiamo a gambe levate terrorizzati. Ce la teniamo ben stretta la diversità, la sbandieriamo come se fosse la cosa migliore su questa terra. Ma, i frutti di questa diversità son tutti marci o non maturano mai.

I meccanismi son sempre gli stessi. Prendi, molla e lascia senza giustifiche, senza spiegazioni…perchè è così che siamo. Futili esserini che vagano in un purgatorio che assomiglia al mondo reale ma non lo è.

Mi fate pena, mi faccio pena!

Non voglio più vedervi…mai più!

LORD (trovate il link al suo Blog qui a lato) scrive sempre meglio. Vi giro questo post che trovo preciso e condivisibile al 100%:
IL GRANDE TABU’ DELL’OMOSESSUALITA’

C’è questa cosa che ci hanno inculcato nella testa fin da piccoli, che parole come sesso, pene, vagina… siano parole brutte. Ma i bambini si sa, non ubbidiscono mai alle assurde regole dei grandi e appena gli si presenta l’occasione, ripetono con orgoglio quello che hanno sentito; dapprima sottovoce, poi con quel piglio insolente di chi sa che sta facendo qualcosa di proibito.
Verso la quinta elementare nella mia classe, ci fu un momento in cui la maestra doveva dosare sapientemente le parole per evitare vocaboli come sega, duro, vengo, scopare in terra, cazzare le vele  e via discorrendo. È una fase che passiamo tutti e che coincide con il periodo del tabù, crescendo per fortuna i tabù si infrangono e la situazione migliora… anche se non per tutti.

Adesso c’è questa cosa che l’Italia sta impazzendo appresso a Tiziano Ferro gay e i calciatori gay e Fabrizio Corona gay e se da piccoli ridevamo quando sentivamo una frase a doppio senso come cazzuola, adesso invece ridiamo per parole come omosessuale e forse è vero che siamo diventati grandi e i tabù sessuali si sono infranti e le frasi a doppio senso ci fanno ridere solo se raccontate sul palco di Zelig; però abbiamo scoperto altri tabù e se da piccoli ridevamo del sesso perché era una cosa proibita e però tutti ne parlavano ma in pochi lo conoscevano realmente, adesso ridiamo del mondo omosessuale perché è una cosa proibita e però tutti ne parlano, ma in pochi lo conoscono realmente. E così pronunciare la parola gay, crea sempre quel misto tra imbarazzo e divertimento e da qualche tempo a questa parte è nato un vero e proprio sport nazionale che presto candideranno alle Olimpiadi e del quale noi italiani diventeremo sicuri campioni e ovvero, scoprire chi è gay nel mondo dello spettacolo.
Tutti quanti bramano per sapere chi è il gay e in fin dei conti se sei gay, come minimo la gente si fa una risatina pensando a quello che fai a letto e poi se ti va peggio ti insultano o se ti va proprio male, passi tra le pagine di cronaca dei giornali.
Tiziano Ferro ha detto a tutti di essere gay.
Personalmente la notizia non mi fa né caldo e né freddo, cioè… voglio dire… Tiziano neanche è il mio tipo e se ci provasse gli direi pure di no e quindi per quale motivo dovrebbe interessarmi se è finocchio?
Eppure si è sollevato immediatamente un coro di quelli che – Hai sentito? E chi lo avrebbe mai detto!! E pensare che non si è mai messo neanche un boa di struzzo! – che si sono contrapposti a quelli che invece  – Te lo avevo detto io!! -.
Effettivamente nel mondo finocchio e in particolare a Roma, la voce di Tiziano cula, già girava da anni e più di una volta è stato avvistato al Gay Village e alcuni amici sapevano cose che non si potevano raccontare e molti altri lo chiamavano Latina Turner e insomma, come si dice… il paese è piccolo e la gente mormorava già da tempo e giù a ricamare e alimentare pettegolezzi.
Cioè, per me Tiziano può essere gay, etero o do’ coio coio, non me ne frega proprio nulla.
La cosa che diventa più interessante però, è vedere cosa ne farà di questa sua dichiarazione tanto sbandierata. Sappiamo già che è di prossima uscita un libro di confessioni pericolose che si preannuncia essere più scandaloso del diario di Laura Palmer… ma dopo aver letto questo libro, cose se ne farà Tiziano di questa sua eredità?
I personaggi dello spettacolo divengono eroi positivi quando sono capaci di dare il buon esempio e la povera Lindsay Lohan è una drogata derisa da tutti, perché non riesce ad uscire dal tunnel di droga, alcol, guida in stato di ebrezza, labbra rifatte e situazioni imbarazzanti. 50cent è un bad boy perché scrive sul suo Twitter che i gay si dovrebbero impiccare e Zachary Quinto è la paladina della giustizia perché sempre su Twitter gli risponde a tono. Paola e Chiara si battono per i diritti gay come neanche i gay stessi hanno voglia di fare e però loro lo fanno solo prima dell’uscita di un nuovo disco. Lady Gaga si schiera contro il don’t ask don’t tell. Tiziano Ferro quale strada prenderà?
In questo momento il livello di aspettative nei confronti del x-verso ragazzo di Latina, è schizzato alle stelle e tutta la comunità omosessuale italiana si aspetta grandi cose da lui e già c’è chi lo vorrebbe a tirare coriandoli dal carro principale dell’Euro Pride. Ebbene, io non lo so cosa farà Tiziano della sua vita, ma credo che il tabù più grande del nostro periodo storico, sono proprio io che sono un finocchio.
È per questo che mi piace parlare serenamente di me e mi piace parlarne senza le frasi forbite o il linguaggio complicato dei medici e io sono gay e voglio raccontarlo con la semplicità con cui un bambino parlerebbe della propria mamma. Non penso di cambiare il mondo figuriamoci, non so cambiare una lampadina, come potrei cambiare il mondo?! Però penso che il raccontarsi tramite i gesti quotidiani, sia l’unico modo per uccidere il tabù dell’omosessualità.

Mi chiedo se la battaglia per il matrimonio fra gay sia veramente un’istanza del movimento omosessuale. Ho l’impressione che le emergenze siano altre…prima fra tutte un cambio di mentalità nella società. Quella mentalità che dovrebbe arrivare a considerare l’omosessualità una “normale” variante della natura umana. Penso sia più urgente arrivare ad avere una legge sulle discriminazioni che tuteli tutte le diversità. Penso soprattutto che il movimento gay non sia in vita grazie al movimento, ma grazie a quei 4 gatti che si fanno portavoce di altri 4 gatti e che il resto della ciurma pensi solo a sculettare in giro o a nascondersi dietro facciate di eterosessualità e perbenismo, feste private e coca. Penso che sia l’omosessuale per primo a non credere di esser al posto giusto su questa terra e che finchè noi gay non ci crederemo, nessuno sarà disposto a darci fiducia. Penso che ci piaccia fare i fenomeni da baraccone o esser le special guest nell’industria dell’abbigliamento o del design…ma che mai vorremmo esser dei meccanici o degli operai salvo poi, aver desiderio di scoparceli.
Penso che in genere un po’ di amor proprio serva coltivarlo in primis prima di partir con le battaglie per i propri diritti!

Diciamocelo!….Le minoranze vengon tanto più accettate quanto più fanno ridere e meno creano problemi.

Però alcune richieste o rivendicazioni, se fatte da una minoranza diventan subito scomode e risibili. E quindi ecco che un ragazzo ciccio se a scuola fa ridere ed è gioviale, accetta sempre gli scherzi e non si ribella mai è accettato da tutti ma se solo osa esser antipatico(che sarà pure un diritto di tutti a giorni alterni) o richiedere rispetto ritorna ad essere solo un “ciccione di merda!”

Anche per noi froci è così! Vanno bene i ricchioni che “marcano come iene” (insomma che scheccano) i travestiti, le checche astrologhe, le frocie isteriche e macchiettare. Sia mai che un ricchione anzi scusate…Un Omosessuale sia serio o “normale”. Che vada in tv a richiedere o parlar di diritti. Che sia un ospite qualunque che ha qualcosa da dire, perchè non interessa a nessuno. Sono anni che la tv ci propina esempi del calibro di Aldo Busi, vari Maicol o quell’altro che aveva sempre il cappellino in testa nel GF. Le travestite poi sono sempre di moda! Anni di esempi falsi e offensivi per tutti quelli che si vivono la propria differenza in tranquillità senza chieder nulla in più dell’esser cittadini come tutti gli altri.

L’altra sera mi son rotto di guardar l’Isola dei Famosi ed ho spento. Non ne potevo più delle battute del cazzo di Busi. Battute gratuite, zozze senza senso e senza contesto, buttate li tanto per far scandalo e basta. Ed è stato pure presentato e osannato come la cultura italiana che entra in un reality. Ma che cavolo vi mangiate a tavola? Peyote?….Sono esterefatto ogni volta di come la Tv cerchi di distruggere tutto quello che la comunità gay fa da anni nel cercar di riparare un immagine distorta del mondo gay. Eredità certo di un certo modo di manifestare anni ’70 dove forse c’era bisogno di shockare ma che ora è anacronistico ed inutile se non dannoso.

Non sono contro i gay pride, ma sono contro certe esibizioni volgari che nulla hanno a che fare con il diritto d’esistere perchè fan parte di una sfera più privata, di cui si può parlare ma che non si deve ostentare a tutti i costi!

So che molti gay non son daccordo con me e mi vedono come uno che ha paura di esser ciò che è, ma la mia storia dice il contrario. Ho sempre banchettato in strada per l’Arcigay, ho parlato apertamente della mia vita amorosa sul lavoro e nella vita sociale, facendo un operazione di normalizzazione e rendendo il mio vivere in coppia con un uomo, una cosa normale alle orecchie di chi lavora e vive vicino a me…

QUESTO PER ME è FARE POLITICA utile alla causa! Quindi vi prego…facciamo uscire Busi da quella trasmissione e protestiamo con le reti tv quando ci rappresentano nei modi sbagliati…o perlomeno sempre e solo nei soliti modi.

Ok…sfogato! 😛

Poche parole, più che altro uno spunto di riflessione…(leggendo il post su Queerblog ma soprattutto i commenti)…

Nessuno si è chiesto se fosse giusto o no mettere al pubblico sbeffeggio il povero seminarista, ripreso dalla Rai durante la tentata aggressione al Papa? Mi chiedo, quel ragazzo, ammesso che sia gay e non è affatto detto, non avrà avuto grane a seguito di tutti i gruppi a lui dedicati su Facebook? Qualcuno mi parlava del fenomeno bullismo informatico, questo potrebbe esserne un chiaro esempio.

Ammetto che appena visto il filmato anche a me è scapata una risata…Ma poi mi son chiesto (anche grazie ad Angelo, un amico) se mai qualcuno ha chiesto il suo permesso per divulgare ed usare in certo modo la sua immagine.

Pensiamoci la prossima volta!

La Svizzera contro i minareti, l’Europa in imbarazzo

1 dicembre 2009

E per il Vaticano è “un colpo all’integrazione”

di Marco Politi

Irritazione e disagio emergono dall’Europa civile dopo il referendum della vergogna, che in Svizzera ha proibito la costruzione di minareti. Hanno vinto gli xenofobi, che inalberavano manifesti con donne pesantemente velate e minareti in forma di missili. Il 57 per cento degli elettori elvetici si è schierato per il divieto.
“Scioccato” è il ministro degli Esteri francese Kouchner, turbato il Consiglio d’Europa, per Fini è un “formidabile regalo” all’islamismo radicale, per il presidente dell’Ue Bildt è un “segnale negativo”. In Vaticano il presidente del Consiglio pontificio per i Migranti, monsignor Vegliò, condivide la posizione dei vescovi svizzeri: “duro colpo alla libertà religiosa e all’integrazione”. L’Osservatore equipara il veto alla proibizione dei crocifissi. Lo stesso governo svizzero tenta di tranquillizzare invano i musulmani residenti nella Confederazione , dove rimarranno le quattro moschee con minareti.

Nel panorama spicca la provocazione della Lega. “Ora bisogna mettere la croce nel Tricolore”, ha esclamato il viceministro Castelli. Una boutade surreale se l’idiozia aggressiva leghista – che un giorno vuole buttare nel cesso la bandiera nazionale, un altro è ansioso di insignirla della croce e ad ogni buon conto ogni tanto fa marciare propri esponenti con maiali mandati a orinare su terreni previsti per la costruzione di moschee – non rispondesse sempre ad un obiettivo preciso: scardinare la comunità nazionale, frenare l’integrazione fra gli italiani e gli “altri”.

Troppo facile, però, indignarsi solo per il voto svizzero. La questione oggi è decidere come affrontare l’immigrazione e l’integrazione dei musulmani che abitano e lavorano in Italia. Intanto l’islam è da noi la seconda religione con un milione e mezzo di aderenti. Qualche centinaio di migliaia di giovani appartengono già alla seconda generazione. Tra l’altro, nelle province del voto leghista, gli slogan xenofobi si accompagnano notoriamente ad un intenso impiego di manodopera extracomunitaria. Perché il “negro” in fabbrica o nelle cucine dei ristoranti va bene, ma come essere umano titolare di diritti dovrebbe andarsene “ai paesi suoi”. Esattamente ciò che non avverrà come non è avvenuto negli altri paesi d’Europa.

Omar Jibril, ventiseienne milanese di padre egiziano e mamma sarda e presidente dell’Associazione Giovani Musulmani, sospira dopo il referendum svizzero: “Come si può votare sui diritti di una minoranza? É inaccettabile”. Poi spiega: “Non siamo qui per caso, se qualcuno pensa che chi è arrivato si fermi per fare soldi e poi andarsene, sbaglia”. Jibril, oggi a Torino (Circolo dei Lettori) protagonista di un convegno sulla seconda generazione islamica, soggiunge: “Siamo giovani come gli altri, chiediamo di poter professare la nostra religione e al tempo stesso ci sentiamo coinvolti quando si parla della Finanziaria, della Fiat ad Arese o della disoccupazione. Vogliamo contribuire alla crescita del Paese. Quando ci sono i mondiali, cantiamo l’inno di Mameli con i calciatori”.

Janiki Cingoli, direttore del Centro italiano per il Medio Oriente (uno degli organizzatori del convegno di Torino) sottolinea che l’islam non è qualcosa di esterno, ma è parte della storia europea, ne è “elemento costitutivo, insieme alle più antiche radici cristiane, ebraiche ed anche laiche”. Giustamente Cingoli sottolinea che non si tratta soltanto di parlare di diritti e doveri, ma in primo luogo di individuare un “accesso guidato alla cittadinanza”. Perché il fenomeno dell’immigrazione abbandonato a se stesso non può che alimentare le spinte negative di chi lo considera una minaccia.

L’Italia è in stand-by. Nel precendente governo Berlusconi l’ex democristiano Pisanu, ministro degli Interni, aveva messo mano ad una Consulta islamica. Il suo omologo Amato, nell’ultimo governo Prodi, aveva continuato formando anche una Consulta giovanile interreligiosa. Primo passo di un percorso che avrebbe dovuto portare ad una rappresentanza dell’Islam italiano. Così come esiste in Francia, Gran Bretagna, Germania, Spagna. Si stava inoltre aggregando, sotto gli auspici di Amato, una Federazione dell’Islam italiano con la partecipazione della Coreis, della Lega islamica mondiale in Italia, dell’Associazione delle donne marocchine, del Centro islamico culturale che gestisce la Grande Moschea di Roma. Il ministro Maroni ha invece congelato tutto. Non ha più convocato la Consulta né preso iniziative. Giugno scorso i membri della futura “Federazione” gli hanno scritto ufficialmente per riprendere il confronto, il ministro degli Interni non ha nemmeno risposto.

É più facile lasciare che nei comizi la Lega agiti il vessillo dell’identità cristiana e intanto non discutere concretamente di rappresentanza, di costruzione delle moschee, di formazione degli imam, di assistenza ai fedeli musulmani negli ospedali e nelle carceri. Paolo VI aveva favorito la nascita della Grande Moschea di Roma. Gli odierni cristiani senza Cristo – che amano riempirsi la bocca del vecchio parere del Consiglio di Stato secondo cui la croce è simbolo religioso in chiesa e simbolo “altamente educativo” in ambienti laici – lasciano che i musulmani d’Italia, adoratori dello stesso Dio di Abramo, preghino per strada o in scantinati, garage, penosi locali di fortuna. Censire le settecento cosiddette ‘case di preghiera’ musulmane in Italia è censire una vergogna. Ma fare incancrenire la situazione è utilissimo per agitare il fondamentalismo. Così i conti tornano.